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I danni del fumo sulla nostra igiene orale

I danni del fumo di sigaretta sono numerosi, uno di quelli più noti è sicuramente quello provocato all’apparato respiratorio ma, chi non riesce a smettere di fumare, mette a rischio anche la salute dei denti e in generale della bocca. L’alito cattivo tipico dei tabagisti non è l’unico effetto collaterale del vizio, la nicotina e le altre sostanze contenute nel tabacco possono provocare delle antiestetiche macchie gialle sui denti, incrementano il rischio di parodontiti, carie e riducono la probabilità di successo in caso di impianto dentale.

Molti fumatori si preoccupano di trovare un rimedio per i denti gialli e l’alito cattivo, condizioni che costituiscono però solo la punta dell’iceberg. Nella maggior parte dei casi si tende a sottovalutare i potenziali danni, decisamente più pericolosi, per la salute della bocca. Alcuni dei problemi che il fumo provoca nel cavo orale sono riconducibili all’alterazione della saliva. Essa svolge un importante compito di pulizia della bocca (detersione) e crea un ambiente con un pH idoneo a proteggere i denti dall’attacco della placca batterica e della carie. Quando si fuma vi è una riduzione della salivazione e aumenta il livello di acidità nella bocca, un ambiente favorevole per la proliferazione dei batteri che vivono sui denti e nella bocca.

Gli esperti evidenziano che le persone che fumano, sul lungo periodo, presentano un peggioramento della salute dei denti analogo a quello che si osserva in chi ha una cattiva igiene dentale. Per i tabagisti l’igiene orale quotidiana, anche se minuziosa, non è sufficiente. I dentisti suggeriscono infatti una visita odontoiatrica ogni 3-4 mesi (in chi non fuma ne basta una ogni 6 mesi) per valutare se è opportuno intervenire con una seduta di igiene orale professionale.

È noto che il caffè può essere tra le cause dell’ingiallimento dei denti, il danno estetico provocato dalla sigaretta è però nettamente superiore. L’ingiallimento e le macchie, che possono essere di colore giallo o marrone, non interessano poi solo i denti ma anche le protesi e le otturazioni estetiche. Oggi esistono comunque numerosi rimedi per i denti gialli, si va dai dentifrici specifici alle terapie di sbiancamento professionale mediante sostanze quali ad esempio il bicarbonato di sodio o il perossido di idrogeno. Il trattamento estetico che vede l’utilizzo del perossido di idrogeno prevede l’applicazione mediante una mascherina, attraverso questa passa la luce proiettata da una particolare lampada e si innesca un processo che porta allo sbiancamento dei denti. Per avere denti bianchi nel tempo bisogna però smettere di fumare, qualsiasi strada si decide di percorre per ridare il colore naturale ai denti sarà vana e poco efficace se si continua a fumare.

Non basta però smettere di fumare per riavere denti bianchi, molti pensano che dopo aver smesso di fumare i denti tornino ad avere il colore naturale in poco tempo, ma non è così. L’ingiallimento dello smalto prima di sparire necessita di diverso tempo, l’aver abbandonato il vizio eviterà di peggiorare la situazione ma se si vogliono dei denti più bianchi in breve tempo, bisognerà affidarsi ad una pulizia dei denti eseguita presso uno studi specialistico. Sebbene il colore migliorerà notevolmente non bisognerà però aspettarsi dei miracoli, il sorriso non potrà mai tornare come era prima di fumare.
Danni del fumo di sigaretta immagini

Un sorriso poco brillante, anche se può avere un impatto visivo e psicologico rilevante, rimane però un problema marginale per la salute dei denti dei fumatori. Ci sono infatti danni non estetici decisamente più gravi. Stando ai risultati di uno studio pubblicato sul Journal of the American Dental Association (Smoking, Smoking Cessation, and Risk of Tooth Loss – Doi: 10.1177/0022034515598961), le persone che fumano hanno un rischio maggiore di perdere i denti rispetto alla popolazione generale. Dall’analisi di un campione costituito da 23.376 individui, si è scoperto che i fumatori di sesso maschile hanno, in media, una probabilità di perdere i denti maggiore di 3,6 volte rispetto ai non fumatori. Per quanto riguarda le donne, il dato parla invece di una probabilità maggiore di 2,5 volte. Nella maggior parte dei casi, la perdita dei denti è conseguente a una carie o una parodontite cronica. Il rischio di perdere i denti a causa del fumo è direttamente proporzionale al vizio, le persone che fumano più sigarette presentano infatti una maggiore probabilità.

Fino ad ora abbiamo quindi visto che il fumo altera il colore naturale dei denti, aumenta la probabilità di carie ed espone ad un maggior rischio di parodontite. All’inizio dell’articolo abbiamo parlato di un altro problema, l’alito cattivo. Le persone che fumano presentano nella maggior parte dei casi una sgradevole alitosi, un problema sociale che comporta altri rischi secondari per il fumatore. Per cercare di porre rimedio all’alito cattivo, i tabagisti fanno spesso ricorso a gomme da masticare e mentine. Questa pratica aggrava però il processo di erosione dello smalto a causa della presenza di sostanze quali acido citrico e/o zucchero.

Fumare mette a rischio anche la buona riuscita del lavoro del dentista. In base ad alcune indagini, si è osservato che il fumo di tabacco rallenta il processo di guarigione conseguente a un intervento di chirurgia orale e in generale degli interventi di chirurgia. In caso di un’implantologia dentale, il rischio di insuccesso aumenta da 2,3 a 5,8 volte se l’intervento è fatto su un fumatore. Vi è inoltre un maggior rischio, che va da 3,6 a 4,6 volte, di ammalarsi di una patologia severa nota come perimplantite (un’infezione batterica che si sviluppa intorno agli impianti dentali). A rischio non è però solo il buon esito degli interventi chirurgici eseguiti nella bocca, il fumo di tabacco influenza negativamente le difese immunitarie dell’organismo, immunoglobuline e cellule immunitarie, e riduce la percentuale di ossigeno nel sangue con una conseguente riduzione dell’ossigenazione dei tessuti.

Anche se non riguarda proprio i denti, vi è un altro rischio per la bocca dei fumatori. Il fumo di sigaretta e il tabacco incrementano notevolmente la probabilità di un tumore alla bocca. Si stima che circa l’80 per cento delle neoplasie della bocca siano da attribuire all’uso di questa sostanza. La possibilità di sviluppare un cancro del cavo orale potrebbe essere quindi un ulteriore incentivo per abbandonare il vizio del fumo.

Ad essere danneggiati non sono poi solo i denti dei fumatori ma anche quelli dei figli. Alcune indagini hanno evidenziato che i figli delle donne fumatrici presentano una maturazione dei denti inferiore del 35 per cento rispetto ai figli delle non fumatrici. I figli dei fumatori presentano inoltre una maggiore probabilità di sviluppare carie in età pediatrica e bruxismo notturno (digrignamento dei denti di notte). Non bisogna poi dimenticarsi che il fumo in gravidanza espone i bambini a gravi difetti congeniti quali ad esempio la labio-palatoschisi.

Tratto da: http://www.universonline.it/_benessere/salute/17_01_23_a.php

Gli errori da evitare quando si lavano i denti

Lavarsi i denti può sembrare un’azione banale, ci sono però alcuni errori che potrebbero influire sull’igiene dentale e la salute di bocca e gengive. Prima di vedere come lavare i denti in modo corretto, vediamo di sfatare alcuni falsi miti dell’igiene orale. Per aiutarci in questo compito partiamo da alcune informazioni date in occasione di un incontro organizzato dall’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (Andi). L’evento “Vivi sano‚ mantieni la tua bocca in salute”, dedicato alla prevenzione, si è tenuto presso la sede dell’Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri).

Un’indagine della Fdi – World dental federation (Federazione dentaria internazionale), condotta in 12 paesi su un campione di oltre 12 mila persone, ha rilevato che ci sono diversi comportamenti che si pensano corretti ma che in realtà non hanno alcuna valenza scientifica. Fra tutti ci sono tre abitudini molto ricorrenti:

  1. Lavarsi i denti subito dopo aver mangiato;
  2. Sciacquarsi la bocca con l’acqua per liberarsi del dentifricio;
  3. Bere succhi di frutta pensando che siano meno dannosi delle bibite gassate.

 

Quando lavare i denti? Nell’ambito della ricerca è emerso che più della metà del campione intervistato, circa il 56 per cento, ritiene importante lavarsi i denti appena finito di mangiare. Questo mito si è diffuso anche a causa delle numerose informazioni, spesso non accurate, che si possono trovare in giro per la rete. Il consiglio dei dentisti è quello di aspettare almeno 30 minuti dopo ogni pasto prima di iniziare a spazzolare i denti.

Il dentifricio è pericoloso se ingerito? Il dentifricio non dovrebbe mai essere ingerito, durante il lavaggio dei denti se ne possono però ingerire piccole quantità senza alcun pericolo per la salute. Per i bambini sotto i sei anni è bene che siano i genitori a mettere una piccola quantità di dentifricio sullo spazzolino, in questo modo si evita un eventuale rischio di fluorosi (una condizione patologica che si manifesta con una continua e regolare ingestione di dosi eccessive di fluoro). Per “paura” del dentifricio, ben il 68 per cento del campione intervistato ritiene si debba sciacquare la bocca con acqua per togliere il residuo di dentifricio, in realtà si tratta di un errore da evitare. I dentisti sconsigliano infatti il risciacquo con acqua e suggeriscono semplicemente di sputare il dentifricio in eccesso. Con il risciacquo si elimina il rivestimento protettivo al fluoro lasciato dal dentifricio, alcuni specialisti consigliano addirittura di evitare per almeno mezz’ora tutti i liquidi dopo che ci si è lavati i denti.

Le bibite gasate danneggiano i denti? Ormai quasi tutti sanno che le bibite gasate possono danneggiare i denti, più di una persona su tre di quelle coinvolte nell’indagine ritiene però i succhi meno dannosi e li predilige alle prime. È bene però evidenziare che sia le bibite gasate che i succhi presentano un alto livello di zuccheri e possono quindi causare la carie. Alcuni ritengono le bibite gasate più pericolose per via degli acidi che contengono, nella maggior parte dei casi l’effetto di queste sostanze sui denti viene però neutralizzato in modo naturale dalla saliva. In determinate situazioni questo effetto protettivo può però essere meno efficiente, molto dipende infatti dalle caratteristiche individuali che possono differire per concentrazione e composizione della saliva.

Come proteggere i denti dalle bevande acide e zuccherate? Quando le bevande entrano in contatto con il nostro cavo orale, rispetto ai cibi solidi, permangono per un periodo molto breve nell’ambiente. Possiamo quindi dire che il loro effetto sui denti è inferiore ma non nullo. Per diminuire ulteriormente i possibili effetti possiamo seguire 5 semplici consigli per limitare l’effetto delle bevande sui denti:

  • Potrebbe sembrare scontato ma il primo consiglio è quello di evitare le bevande che contengono zucchero e acidi. Per placare la sete, o passare del tempo in compagnia, meglio scegliere altri liquidi quali: acqua, latte tisane e infusi.
  • Sopratutto fuori dai pasti, è importante ridurre l’assunzione di bevande gassate. Se si consumano all’interno di un pasto vi è una maggiore produzione di saliva che aiuta a contrastare l’acidità delle bibite.
  • Quando si sorseggiano bibite gassate bisognerebbe ridurre la loro permanenza in bocca, questo perché esporrebbe i denti alle sostanze acide per un periodo più lungo. Se uno è sovrappensiero, per esempio quando si guarda la televisione, potrebbe capitare che dopo un sorso, prima di deglutire, si lasci il liquido più a lungo in bocca.
  • Gli esperti sconsigliano l’utilizzo dello spazzolino subito dopo aver bevuto bibite gassate, le ragioni sono due: una è relativa all’indebolimento della superficie dei denti per via dell’acido, l’altra riguarda l’effetto anestetizzante che potrebbe comportare una maggiore pressione dello spazzolino sulle gengive.
  • L’ultimo consiglio, valido sopratutto se si bevono bibite gasate fuori pasto, è quello di bere qualche sorso di acqua (magari con una piccola aggiunta di bicarbonato) dopo la bevanda. Questo consiglio vale anche dopo aver mangiato dei dolci, l’acqua aiuta infatti ad eliminano parte degli zuccheri che possono favorire la formazione della carie.

 

Oltre ai tre punti a cui abbiamo deciso di dedicare un’ampia parte di approfondimento in questo articolo, nel corso dell’indagine della World Dental Federation sono emersi altri aspetti altrettanto importanti per la salute dei denti. Solo il 28 per cento degli intervistati è consapevole che un consumo moderato di alcolici aiuta a preservare la salute orale. Quasi il 70 per cento, una percentuale si alta ma con ampi margini di miglioramento, riconosce che un consumo eccessivo di zuccheri è dannoso per la salute. Il 66 per cento sa che bisogna evitare il fumo per non avere problemi di salute orale (per maggiori informazioni vi consigliamo la lettura dell’articolo Danni provocati dal fumo: denti). Circa il 77 per cento sa che è consigliabile fare una visita odontoiatrica una volta l’anno, solo il 52 per cento afferma però di seguire questa regola.

Giovanni Evangelista Mancini, presidente dall’Associazione Nazionale Dentisti Italiani e Medico – Chirurgo specializzato in Odontostomatologia e in Ortognatodonzia, spiega che una buona salute orale è molto più di un bel sorriso. Esistono diversi studi scientifici che hanno messo in relazione una scarsa salute orale con una serie di patologie quali: diabete, malattie cardiovascolari, cancro al pancreas, polmonite e Alzheimer.

È importante capire fin dai primi anni di vita quali sono le buone abitudini da seguire, chi inizia bene dall’infanzia avrà maggiori probabilità di conservare anche in tarda età una salute orale ottimale. Il primo passo per una buona igiene orale riguarda la pulizia dei denti, vediamo quindi come lavarsi i denti correttamente e successivamente come prevenire la carie.

(Tratto da: http://www.universonline.it/_benessere/salute/17_03_24_a.php)

La sindrome della bocca secca: come curarla

La sindrome della bocca secca (o xerostomia) è una malattia della bocca causata dalla mancanza o dalla diminuzione della produzione della saliva. La sindrome della bocca secca è una malattia che non si riscontra frequentemente ma può provocare importanti disagi nella persona che ne è affetta anche per il solo fatto che non esiste una cura veramente efficace. Infatti la mancanza di saliva causa tutta una serie di conseguenze nel cavo orale sia sui denti che sulle gengive.

LA SALIVA E LA SALUTE DELLA BOCCA

La saliva è un elemento fondamentale della bocca. E’ un composto fluido costituito da acqua, elettroliti, sali minerali, enzimi, immunoglobuline, etc, e possiede diverse azioni. La saliva serve a preparare il bolo alimentare impastando il cibo tramite l’azione della lingua prima di essere ingerito, ha una azione antifettiva tramite la lisozima, un enzima che possiede una forte azione antibatterica, ha una importante azione anticarie poiché provvede insieme alla lingua a rimuovere i residui di cibo presenti nella bocca, serve a umidificare l’ ambiente del cavo orale mantenendo sempre umide e ben bagnate le gengive. Quindi la saliva ha tutta una serie di azioni per mantenere in equilibrio l’ambiente del cavo orale e proteggere i denti dalla carie mantenendo a un basso livello la carica batterica.

PERCHE’ VIENE LA SINDROME BOCCA SECCA

La saliva viene prodotta dalle ghiandole salivari che sono distribuite su tutta la superficie della bocca. In particolare la maggior quantità viene prodotta dalle ghiandole salivari maggiori (la parotide, la sottomandibolare, la sottolinguale). Se tali ghiandole vengono colpite da processi patologici allora la saliva può scomparire dalla bocca. Numerosi tipi di farmaci, stress sia fisici che psichici, malattie autoimmuni, il diabete possono provocare la perdita della produzione della saliva. Situazioni particolarmente gravi si hanno nel caso di una sindrome della bocca secca dovuta a radioterapia in quanto si ha una distruzione irreversibile del tessuto ghiandolare con perdita definitiva della saliva. Con la perdita della saliva le gengive si ulcerano e diventano dolenti, sulla lingua si formano ragadi e fissurazioni, i denti si cariano molto velocemente con estese distruzione dello smalto e della dentina.

LA TERAPIA NELLA SINDROME DELLA BOCCA SECCA

Non esiste alcuna valida terapia poiché l’unico modo è quello di aumentare la quantità di saliva prodotta e non si conoscono farmaci che svolgano tale azione. La prevenzione è l’unica modalità valida poiché una volta instaurata la sindrome della bocca secca è difficilmente reversibile e poco curabile. Naturalmente occorre evitare alimenti o bevande che possano ulteriormente peggiorare il bruciore. Nel caso che esista una certa funzionalità residua delle ghiandole salivari si può stimolare la produzione di saliva tramite caramelle o gomme da masticare conteneti xilitolo per una prevenzione della carie.

Vitamina C: i benefici sull’igiene orale

Il nostro organismo per funzionare correttamente necessita di tutta una serie di sostanze che obbligatoriamente dobbiamo assumere con l’alimentazione: è ciò che comunemente viene definito come dieta. Una dieta sana e equilibrata comprende cinque elementi fondamentali (oltre all’acqua) e cioè , proteine, grassi, carboidrati, sali minerali e vitamine. Le vitamine in particolare sono delle proteine che permettono il corretto funzionamento del metabolismo corporeo tramite l’attività enzimatica. Nel caso della vitamina C (detta anche acido ascorbico) questa si trova nella frutta e nella verdura (è presente nelle arance, limone, lime, crauti, cavoli, peperoni, latte, etc) e svolge moltissime funzioni metaboliche. Tra le principali azioni ricordiamo che si comporta come un antiossidante (riduce la formazione dei super ossidi e dei radicali liberi responsabili dei processi di invecchiamento e della formazione dei tumori), stimola la funzione immunitaria (promuove la formazione di anticorpi e di interferone rafforzando le difese immunitarie) ed è un elemento fondamentale nella biosintesi del collagene (serve per la formazione del tessuto connettivo, per la guarigione delle ferite e per mantenere un corretto trofismo dei tessuti quali ossa, cartilagine e muscoli). E’ un micronutriente che deve essere assunto giornalmente e in quantità adeguata.

LA VITAMINA C e LE GENGIVE

Più in particolare l’ acido ascorbico serve per il metabolismo del tessuto connettivo (ovvero quel tessuto presente in tutto l’organismo che “connette” i vari organi) e che in bocca è rappresentato dalle gengive e dai legamenti parodontali. Quando si cominciò ad esplorare il mondo con viaggi transoceanici di lunga durata i marinai soffrivano di una malattia detta scorbuto. Tale patologia implicava il progressivo sanguinamento delle gengive che piano piano si gonfiavano con conseguente mobilità dei denti che nel giro di qualche settimana venivano spontaneamente espulsi. Lo scorbuto rappresentò per molto tempo un grosso problema per l’uomo limitandone gli spostamenti per mare al prezzo di gravi sofferenze dell’apparato della masticazione. In tempi in cui la conservazione dei cibi era molto limitata e la dieta non certamente variabile (per mare le scorte alimentari erano contingentate a gallette di pane e carne salata poiché ogni altro cibi era destinato al rapido deperimento) l’insorgenza dello scorbuto era inevitabile. Ai tempi delle esplorazioni oceaniche poi le vitamine erano sostanze sconosciute (le conoscenze sul metabolismo umano erano praticamente assenti) per cui non si sapeva quale fosse la causa di tale malattia. Lo scorbuto poteva minare pesantemente l’efficienza di una nave da guerra poiché prostrava grandemente il suo equipaggio riducendone in maniera significativa la capacità al combattimento. L’osservazione causale fatta da un medico militare inglese imbarcato sulle navi da guerra, James Lind, che l’uso di succo di limone o di arancia era efficace per combattere e soprattutto per prevenire l’insorgenza dello scorbuto, fu di fondamentale importanza. Dagli inizi dell’ottocento il regolare uso di arance e di limoni a bordo delle navi di sua maestà britannica sconfisse lo scorbuto. Da notare che la vitamina C verrà scoperta solamente nel 1930 dal medico ungherese Albert Szent-Gyorgyi Von Nagyrapolt, Premio Nobel per la Medicina.

LA VITAMINA C e LO SMALTO DEI DENTI

Ma la vitamina C oltre ad avere una estrema utilità per le gengive ha anche un lato negativo per i denti: può intaccare lo smalto dei denti. In effetti come dice il nome stesso, acido ascorbico, la vitamina C è anche un acido e come tale si comporta!. Quando alte dosi di vitamina C rimangono troppo a lungo a contatto con lo smalto lo possono danneggiare rendendolo più “poroso” e quindi più facilmente attaccabile dai batteri che provocano la carie. La continua assunzione di bevande (aranciate e limonate e cocktail), succhi di frutta, spremute, soprattutto se contengono zucchero, a lungo andare possono intaccare lo smalto dei denti e quindi provocare in maniera indiretta la carie. Attenzione quindi a non eccedere con l’introduzione di vitamina C con le bevande (da notare che se introdotta con altri alimenti o con supplementi farmacologici in compresse non provoca danni) in quanto l’uso può essere nocivo per la salute dei nostri denti. Sono quindi da limitare tali bevande ed assolutamente da proscrivere quelle con gli zuccheri aggiunti per evitare di indebolire la struttura dello smalto e favorire l’insorgenza della carie.

I denti del giudizio: cosa sono?

I denti del giudizio (denti anche denti della sapienza o più propriamente terzi molari o ottavi) sono quattro denti molari e sono gli ultimi denti a formarsi e gli ultimi denti a comparire nell’arcata dentaria. Gli ottavi si trovano in una posizione particolare nel cavo orale: sono nel punto più arretrato e in fondo rispetto a tutti gli altri denti e quindi sono costretti in uno spazio ristretto e esiguo. Si trovano al confine tra il palato superiormente e sull’angolo della mandibola inferiormente, dove in pratica inizia la faringe. Nella maggioranza dei casi nascono tra i 18 anni e 25 anni ma possono erompere anche a 16 anni (per questo vengono definiti nella cultura popolare del giudizio ovvero nell’età in cui una persona dovrebbe mettere giudizio …) Naturalmente esistono delle eccezioni e il dente del giudizio può nascere anche in tarda età senza seguire una regola precisa. Solitamente sono più precoci nelle femmine rispetto ai maschi poiché la maturazione dell’organismo femminile accade prima rispetto a quello maschile. In definitiva sono denti “un po’ strani” su cui non è possibile fare affidamento e spesso fonte di guai. Sono elementi dentari che hanno un’anatomia particolare ovvero non riconducibile a un modello predefinito (infatti presentano un numero di radici e canali molto variabile così come la forma delle radici che molto spesso presentano angolature molto spinte e forme non usuali). Queste variabilità anatomiche determinano enormi difficoltà nella cure degli ottavi sia superiori che inferiori, per cui si privilegia il trattamento estrattivo poiché risulta veramente difficile poter praticare con successo cure canalari (ovvero devitalizzare i denti “togliendo il nervo”) e quindi curarli.Quindi possiamo dire che gli ottavi sono dei denti particolari nel senso che ormai sono denti in sovrannumero nella razza umana (infatti spesso non compaiono e risultano completamente assenti in circa il 30% degli individui) e tenderanno sempre più nella linea evoluzionistica a scomparire perché ormai inutili, a causa del cambiamento delle abitudini alimentari dell’uomo. Infatti l’uso sempre più diffuso di cibi raffinati, morbidi e “poco resistenti” alla masticazione determina un minor utilizzo dei denti per triturare i cibi, una minore usura degli elementi dentari e quindi tutti questi elementi portano ad una diminuzione dell’uso dei denti come organo della masticazione con conseguente mancanza di alcuni elementi (agenesia dentaria). Più in particolare si può rilevare che il cambiamento dell’alimentazione umana, con il passaggio dalla diversa necessità di masticare cibi crudi rispetto ai cibi cotti, ha determinato un minor sviluppo delle dimensioni delle ossa mascellari sia superiore che inferiore con una graduale diminuzione di tali ossa e conseguente minor spazio per la presenza dei denti (e in particolare degli ottavi che sono quelli posizionati più in fondo nella bocca).Si tratta di un cambiamento che avviene per via naturale nello svolgimento della filogenesi umana ovvero nell’evoluzione della razza umana e che porterà nel corso dei secoli a modificazioni strutturali delle ossa mascellari e del cavo orale. Tali modificazioni comportano una graduale diminuzione delle dimensioni delle ossa del cranio e in particolare della mandibola che tenderà a diventare più corta e più piccola.
I denti del giudizio sono quindi organi “vestigiali” ovvero organi che vengono sempre meno utilizzati dagli esseri umani e sono cosi’ detti perché rappresentano una vestigia (un ricordo) del nostro passato. I nostri progenitori facevano un largo uso dei molari per triturare cibi duri e resistenti, ora tale necessità è venuta meno e l’organismo umano si adegua a tale nuova tendenza.

I DENTI DEL GIUDIZIO E LA STORIA DELL’UOMO

I terzi molari sono sempre stati (e a ragione …), nell’immaginario popolare, associati a problemi nella bocca e soprattutto al dolore. I nostri nonni temevano l’eruzione dei denti del giudizio come la peste! In un tempo in cui non c’erano a disposizione farmaci come antibiotici e antidolorifici (che oggi noi diamo per scontato e, anzi, ne abusiamo) l’eruzione degli ottavi si poteva manifestare in maniera drammatica. Ascessi di grave entità, fortissimi dolori, imponenti gonfiori, mal di testa, mal d’orecchi, febbre e malessere generale erano all’ordine del giorno in tempi in cui le cure e le possibilità terapeutiche erano molto limitate. L’eruzioni di tali denti si poteva tradurre in estese infezioni, a volte con esito fatale, mentre l’unica cura risolutiva ovvero l’estrazione del dente era spesso impossibile o praticabile con enormi difficoltà (ricordiamoci che i moderni anestetici e le corrette pratiche chirurgiche erano ben al di là del divenire …). Ecco perché è tuttora presente il “mito” del dente del giudizio come “dente cattivo” e portatore di sfortuna o di guai. La disodontiasi (cioè la difficoltà di eruzione del dente) è spesso vissuta in maniera drammatica dal paziente che immagina con terrore il momento in cui avverrà l’estrazione che, immancabilmente, ritiene lunga e dolorosa. Quasi che il dente del giudizio sia una sorta di castigo divino!. Per fortuna oggi i tempi sono cambiati e una adeguata preparazione con antibiotici e antidolorifici permette un’agevole pratica chirurgica anche nei casi più complessi (naturalmente ogni caso deve essere valutato singolarmente e specificamente) e i tempi di recupero estremamente accorciati con una gestione ottimale del periodo postoperatorio. I moderni ausili e le tecniche chirurgiche avanzate aiutano moltissimo la gestione di tale pratica chirurgica e possiamo affermare che oggi il dente del giudizio non fa più paura come una volta.

BISOGNA SEMPRE TOGLIERE I DENTI DEL GIUDIZIO?

I motivi per cui debbano essere etsratti i denti del giudizio possono essere diversi: la carie può distruggere il dente e arrivare fino a provocare dolore al nervo, il dente non riesce a sbucare dalla gengiva e provoca infiammazione e infezione, il dente è malposizionato e spinge sugli elementi vicini od ancora per motivi di ortodonzia. Durante l’eruzione dei denti del giudizio sia superiori che inferiori si possono verificare dolore, infiammazione, infezioni, fino a arrivare al trisma (blocco della mandibola determinato dalla contrattura dei muscoli masseteri e che provoca dolore e con impossibilità ad aprire la bocca), a causa della particolare posizione occupata da questi denti nella bocca. Infatti questi denti possono nascere in posizioni non idonee a fuoriuscire facilmente nel cavo orale ovvero non nella posizione verticale ma orizzontale o addirittura con verso contrario al solito cioè completamente invertiti con la corona in basso e le radici in alto (nel caso degli ottavi inferiori).I problemi sono legati alla difficoltà all’eruzione ovvero nella difficoltà a “bucare” la gengiva e quindi apparire nel cavo orale. Ecco che si verifica la pericoronarite (infiammazione e infezione della gengiva attorno al dente). I terzi molari, a causa dello spazio insufficiente, spingono per uscire ma spesso non riescono a erompere a causa della loro malposizione oppure perché impattano (in pratica finiscono contro i denti adiacenti) ovvero contro il secondo molare o settimo dente. Ecco perché spesso i denti del giudizio vengono estratti in maniera profilattica per evitare che possono provocare problemi ortodontici e di affollamento dentario. Inoltre i denti del giudizio possono facilmente essere preda dalla carie perché spesso non escono completamente dai tessuti che li sostengono e rimangono “semisepolti” nell’osso e nella gengiva e in questi caso si parla di ottavi inclusi o seminclusi.

COSA SUCCEDE QUANDO NASCONO I DENTI DEL GIUDIZIO?

L’eruzione dei denti del giudizio può avvenire come per un qualunque altro dente ma spesso essendo “chiuso” in una zona anatomica particolare durante la fuoriuscita (soprattutto quando “buca” la gengiva) provoca dolore. Infatti nei suoi movimenti spinge moltissimo per farsi strada e può provocare dolori anche molto forti spesso non ben descrivibili e non ben localizzabili (il paziente a volte li confonde con mal di testa o mal d’orecchio). Nei casi più gravi si ha anche difficoltà all’apertura della mandibola, infiammazione della gengiva, alitosi, difficoltà alla masticazione, gonfiore della guancia, febbre, infezione fino alla comparsa del trisma (sindrome molto dolorosa con impossibilità ad a aprire la bocca a causa della contrattura muscolare).

COME SI FA A CAPIRE DOVE SI TROVANO I DENTI DEL GIUDIZIO?

I denti del giudizio presentano una vasta varietà di variabili anatomiche e morfologiche: possiedono un numero variabile di radici con morfologia anche molto complessa (come radici molto angolate o fuse insieme) inoltre la loro posizione relativa agli altri denti e alle strutture anatomiche vicine è sempre imprevedibile. Possono avere inclinazioni anche molto accentuat, essere orizzontali oppure fino al quasi completo rovesciamento della normale posizione (in pratica sono “ribaltati” con radici verso l’alto e corona verso il basso nel caso degli ottavi nella mandibola) e possono presentare vari gradi di inclusione nelle ossa mascellari (ovvero la profondità in cui si possono reperire). A causa di tutte queste variabili diventa molto difficile estrarre i denti del giudizio e soprattutto può diventare problematico l’intervento chirurgico. E’ quindi fondamentale una corretta valutazione in sede pre operatoria da eseguire tramite indagini radiologiche mirate a evidenziare le criticità della posizione del dente del giudizio. L’esame principalmente utilizzato è l’ortopantomografia (più conosciuto come “panoramica”) che determina una buona visualizzazione della mandibola e della mascella e di solito è sufficiente per avere una buona visione della situazione. Se si vuole ottenere più informazioni occorre invece eseguire radiografie tridimensionali come avviene per la TAC: nel nostro caso si esegue un esame detto Denta Scan che visualizza le arcate dentarie e permette anche delle ricostruzioni in 3D. In tale modo è possibile operare con un ampio margine di sicurezza acquisendo tutti gli elementi utili.